“Italia record europeo: il 49,5 % delle donne non lavora” questo uno dei tanti cartelli affissi all’interno dell’auditorium di via Rieti di Roma, in occasione del congresso “Donne. Il debito dello Stato” organizzato dai deputati del Pd. Molte le statistiche esposte all’interno della sala, per ricordare la condizione sociale femminile: “Le donne povere in Italia sono 5.758.000″ recita uno dei manifesti. “1 donna su 4 dopo il primo figlio lascia il lavoro” e ” Le donne hanno in media un salario più basso del 16,8 % di quello degli uomini” sono solo due dei dati, affissi a mo di promemoria nell’auditorium.
BALLESTRA, UOMINI ANCORA A CAPO EDITORIA
Si apre all’Auditorium di via Rieti in Roma, il congresso “Donne. Il debito dello stato” organizzato dalle deputate del Partito democratico. Un’occasione per dibattere e analizzare la condizione delle donne nella società italiana. Fra i tanti temi dibattuti “Letteratura e donne”, in cui la scrittrice Silvia Ballestra ha commentato la condizione rosa all’interno del mondo editoriale. “Purtroppo dobbiamo constatare come gli uomini continuino a essere al comando dell’editoria. Solo negli ultimi anni il mercato si è avvicinato alle scrittrici donne – critica la Ballestra – ma questo è avvenuto solo per ragioni di marketing”. La scrittrice ha poi analizzato la questione della maternità e del lavoro nelle case editrici, dichiarando: “Le aziende, perché le case editrici sono a tutti gli effetti delle imprese, continuano a ritenere la maternità come una debolezza e non come una ricchezza”. Silvia Ballestra si è poi soffermata sull’esperienza personale: “Nel 2006 scrissi un piccolo pamphlet intitolato ‘Contro le donne nei secoli dei secoli’, analizzando la condizione della donna attraverso la storia. Il libro incontrò molte difficoltà nell’essere recensito e in fase di pubblicazione, solo perché molti addetti del settore erano uomini. Forse i tempi per un’opera del genere erano ancora acerbi”.
POLLASTRINI, DA GOVERNO NESSUNA LEGGE
”Oggi, a questo congresso avrei dovuto parlare del tema: “Le donne nelle leggi del governo Berlusconi”. Non era un compito particolarmente difficile, perché avrei potuto preparare un foglio bianco e sarebbe stato più che sufficiente” critico e sarcastico l’incipit, con il quale Barbara Pollastrini apre il suo intervento al congresso “Donne. Il debito dello Stato” voluto dai deputati del Partito democratico e in programma il 5 e 6 marzo all’auditorium di via Rieti di Roma. La deputata del Pd ha toccato le tematiche del congresso, concentrandosi sugli effetti della crisi economica: “Studiando i dati penso che in Italia, un paese attraversato da notevoli patologie conservatrici e segnato dall’opacità, credo che difficilmente la crisi possa favorire le donne”.
DE VINCENTI, INDUSTRIA HA OCCUPAZIONE PRETTAMENTE MASCHILE
“La crisi ha toccato 508.000 posti di lavoro, di cui 157.000 occupati da donne. In percentuale l’occupazione femminile è scesa meno, ma non possiamo certo dire che la crisi ha avvantaggiato le donne” Claudio De Vincenti, economista dell’Università della Sapienza ha aperto così il proprio intervento al congresso “Donne. Il debito dello Stato” in corso all’auditorium di via Rieti di Roma. De Vincenti, ha poi approfondito la questione occupazionale portando alla luce un aspetto poco noto della recente crisi economica: “Facendo un’analisi sociologica dobbiamo constatare come l’industria, il settore più colpito dalla crisi, abbia un’occupazione
prettamente maschile. Per questo le donne sono state meno coinvolte”.
PD, DONNE, METALMECCANICA: MI SENTO IN CREDITO CON LO STATO
Dal palco dell’Auditorium di via Rieti di Roma interviene la metalmeccanica Rosi Scollo dell’St di Catania all’interno del due giorni “Donne. Il debito dello stato” organizzato dal Pd. “Secondo la mia esperienza lavorativa posso dire di sentirmi in credito con lo Stato. Vengo dalla Sicilia dove la crisi è molto forte. Tanti uomini impiegati alla Fiat di Termini Imerese perderanno il lavoro e ciò non comporterà solo perdita di posti, ma un impoverimento culturale. Temiamo che la vicenda Fiat crei un precedente per altre aziende, che vogliono abbandonare il territorio”.