Circa 5mila quintali di extravergine d’oliva nel 2009, quasi il 50% in meno rispetto all’anno scorso; il prezzo in lattina, 7,60 euro il litro, fermo al 2003; il margine di guadagno degli agricoltori divorato dal costo della manodopera e di gestione aziendale; l’eccedenza, cioe’ l’olio invenduto, che viene rastrellata dai grossisti a 3 euro il litro. Questi i principali malanni che hanno fatto precipitare l’olivicoltura di Canino (Viterbo), da cui proviene – come si legge in un agenzia dell’ANSA - circa il 50% della produzione provinciale, in un ”grave stato di crisi” che, in mancanza d’interventi immediati, potrebbero portarla al tracollo. Unica consolazione: la buona qualita’ dell’olio, dovuta all’assenza totale del parassita mosca olearia e alla siccita’ nel mese di agosto. ”Se tutto l’olio venisse venduto a 7,60 euro il litro, che e’ lo stesso prezzo del 2003 – spiega Claudio Mazzuoli, direttore dell’Oleificio sociale cooperativo di Canino -, potremmo stringere i denti e andare avanti. Ma la necessita’ di cedere le eccedenze ai grossisti a 3 euro il litro, cioe’ a meno della meta’, ha azzerato l’utile dei produttori che, allo stato, lavorano in perdita. Raccogliere un quintale d’olive – dice ancora – costa 35 euro, mentre l’agricoltore ne riceve 60. Il margine di 25 euro e’ assolutamente insufficiente a coprire le altre spese di lavorazione. Cosi’ – conclude il direttore della realta’ sociale – il reddito viene completamente corroso”. L’oleificio di Canino ha 1.200
soci, per una superficie coltivata di 3000 ettari e 285 mila piante di olivo. Ogni ettaro – si legge sempre nell’agenzia ANSA – produce circa 35 quintali d’olive. L’olio locale E’ stato il primo in Italia, nel 1994, ad ottenere il marchio dop. Il fatturato della cooperativa sfiora i 5 milioni l’anno. ”Noi – aggiunge Mazzuoli – produciamo quasi esclusivamente olio per famiglie. Il dop, che costa 10 euro a bottiglia, rappresenta solo l’1% del fatturato. I nostri soci effettuano una raccolta semiautomatica e manuale, le olive vengono conferite al frantoio il giorno stesso e entro 24 ore vengono spremute. Anche questo, oltre all’alta qualita’ delle olive, le ‘Canino’ appunto, contribuisce a fare del nostro extravergine uno dei migliori sul mercato”. Secondo Mazzuoli, un primo sostegno concreto all’olivicoltura potrebbe venire dal riconoscimento dell’Associazione dei produttori di Canino da parte della Regione Lazio. ”Potremmo beneficiare di aiuti – dice – che ci darebbero un po’ d’ossigeno. Ma la pratica e’ ancora ferma a Roma. Se Canino Piange, il resto del Viterbese, dove viene prodotto un altro olio dop, il ”Tuscia” non ride. Il calo della produzione e’ stato pressoche’ omogeneo e i ricavi sono azzerati dappertutto. Nella stagione 2009, il settore incassera’ complessivamente circa 5 milioni di euro in meno rispetto al 2008.