di Matteo del blogghe
Un Partito Democratico d’alternativa e con ampi meccanismi di partecipazione, capace di ripartire dal contatto con le persone. Un grande schieramento di centrosinistra che possa includere l’Udc in vista delle prossime elezioni regionali e provinciali. Ne parliamo con il il Presidente della Provincia di Viterbo e neosegretario del Pd, Alessandro Mazzoli.
Segretario Mazzoli, nel suo discorso di insediamento ha utilizzato spesso la parola “alternativa”. Alternativa al governo di centrodestra e alla sua cultura. Alternativa al loro modo di fare politica. Come costruirla?
Costruendo il Partito democratico, grazie ad ampi meccanismi di partecipazione. Per noi esiste un’idea di Stato, di società, di modernità che è alternativa a quella populista propugnata dal centrodestra. Un’alternativa che vogliamo costruire rafforzando e riformando il sistema parlamentare, modificando la legge elettorale affinché siano i cittadini a scegliere chi li rappresenta, rimettendo al centro dell’agenda politica i problemi della collettività e non dei singoli.
Alternativa anche all’interno del Partito Democratico?
Conclusa la fase congressuale, dobbiamo ripartire dalla società per aprire una nuova fase politica nel centrosinistra, che abbia come obiettivo quello di riconfermarci alla guida dove già lo siamo, tornare al governo quanto prima dove abbiamo perso. Ripartire dal contatto con le persone, rafforzando innanzitutto i circoli del Pd come rete presente sul territorio, visibili e aperti al confronto diretto.
Dopo le difficoltà successive alle Primarie del 25 ottobre (Morassut che spinge per l’elezione secondo quanto stabilito dalle regole congressuali, contrariamente a quanto informalmente previsto dal cosiddetto Lodo Scalfari accettato sia da Franceschini che da Bersani), un’elezione avvenuta per acclamazione. Come mai non si è arrivati alla conta finale?
Non ce n’era motivo. La dialettica interna è giusto che ci sia ma il risultato delle Primarie era stato chiaro. Il percorso iniziato con i congressi di circoli e conclusosi il 25 ottobre ci ha consegnato un partito più forte e unito.
Come costruirà la nuova segreteria del PD Lazio? E quale sarà il suo indirizzo politico?
Sarà una segreteria snella e dinamica, funzionale ai progetti e al lavoro di un partito che ha grandi responsabilità e obiettivi ambiziosi. Sceglieremo persone competenti, che lavorino insieme nella stessa direzione.
Cosa ne pensa di quanto accaduto a Piero Marrazzo? Si tratta di una vicenda che avrà conseguenze sugli esiti elettorali delle prossime provinciali e regionali?
Le dimissioni del presidente della Regione sono il gesto con cui Piero Marrazzo ha voluto separare le vicende personali e private dell’uomo dall’istituzione regionale. Una scelta che dimostra una volta di più come per chi ha responsabilità di governo è indispensabile una coerenza di comportamenti tra la sfera pubblica e quella privata. I cinque anni del governo di centrosinistra rappresentano un patrimonio che non possiamo disperdere. Il lavoro fatto va continuato. Le opportunità di riconferma del centrosinistra, grazie ai risultati ottenuti dalla giunta Marrazzo, ci sono e abbiamo intenzione di coglierle appieno mettendo in campo una candidatura forte, condivisa e autorevole.
Quali alleanze prevede per le regionali del 2010?
Stiamo lavorando per dare vita ad un grande schieramento di centrosinistra che possa includere l’Udc per le prossime regionali e che consenta in tempi rapidi di individuare il candidato. Noi proporremo alla coalizione di utilizzare il metodo delle primarie per scegliere il candidato e aprire il percorso elettorale. Credo, come già annunciato in assemblea, che il 24 gennaio 2010 sia una data realistica proprio per il tipo di lavoro che dobbiamo fare in queste settimane. E’ una data che significa comunque un tempo di due mesi dalle elezioni. E’ un tempo congruo perché le elezioni 2010 si possono vincere e quindi le dobbiamo vincere.
E per le provinciali viterbesi?
Vale lo stesso ragionamento fatto a livello regionale: continuare il lavoro iniziato in questi cinque anni, rafforzando le prospettive di sviluppo aperte per la Tuscia. Significa raccogliere intorno alla nostra idea progettuale tutte le forze alternative alla destra, riconfermando le alleanze che nel 2005 ci hanno portato alla vittoria, condividendo però il percorso anche con le forze di centro.
Quale profilo, quali caratteristiche deve avere il futuro candidato del centro sinistra per le provinciali viterbesi?
Dovrà essere una figura autorevole, pronta a spendersi per il territorio e a governare col coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali.
Torniamo al Congresso del PD. In provincia di Viterbo i congressi di circolo hanno visto la vittoria della mozione Franceschini-Morassut. Le primarie invece un vero e proprio ribaltamento di fronte con la Mozione Bersani-Mazzoli vincitrice con circa 500 voti di scarto. Come lo spiega?
Non parlerei di ribaltone. Quella dei congressi prima e delle primarie poi è stata una grande prova di democrazia, che ha ribadito la voglia di partecipazione della gente alla vita politica. Un patrimonio di cui dobbiamo fare tesoro e da cui ripartire.