Carla Paiolo italianissima, artista nata a Vetralla in provincia di Viterbo nel 1976, ama lavorare su carta realizzata a mano. La sua ricerca è fortemente indirizzata all’analisi delle culture non europee dell’Est e del Medio Oriente. Ha lavorato in Cina, dove ha sperimentato le proprie capacità nelle incisioni e nelle antiche tecniche dei maestri cinesi.
Ora in Turchia si presenta con una mostra “Unfinished route” in cui indaga il mondo delle ombre in alcune opere esposte alla Hush Gallery fino al 15 luglio.
“Scopro la meraviglia delle ombre, ogni istante in ogni luogo. Ovunque, dentro e fuori me. – afferma l’artista – Alcuni ne danno una spiegazione scientifica: l’ombra e’ quel fenomeno che si genera quando un corpo e’ investito da una fonte luminosa. Altri ne danno differenti motivazioni e connessioni emotive.”
Ed ancora ” Nell’immaginario collettivo c’e’ poi la -zona d’ombra- dell’individuo che va riconosciuta in quanto tale per poter essere sconfitta, essendo considerata intralcio alla serenità. E tanto altro- Provo una forte emozione pensando a un palco dove in passato all’ombra e’ stato dato il nome di Karagoz (-occhio nero-), e all’energia interna di quella dimensione”.
“Nel teatro della mia vita, vorrei poter tingere il mio corpo del colore di quel particolare occhio e muovermi tra le tonalità visibili senza perdere di vista quell’idea di nero. -Qualsiasi tipo di scatola puo’ essere aperta, cosi’ come e’ stata prodotta. Bisogna sempre credere che sia possibile- UNFINISHED ROUTE e’ un percorso che non posso completare, perche’ e’ legato alla mutevolezza del mio sentire, e’ quello che avverte sulla pelle l’intensità di quello sguardo. Si muove in simultanea con la continua mobilità dell’ombra . Il limite di una scatola non mette a tacere le emissioni sonore che genera- Il mio sogno resta quello di percepire l’ombra dello Zenith “.
Mentre Carlotta De Santis commenta in un suo scritto critico dell’opera dell’artista italiana fortemente ispirata dalla cultura dei maestri cinesi: “Quinalong continuava ad interrogarsi: – perche’ l’uso spasmodico di quel nero? Il colore delle tenebre, dell’ignoto, del mistero – Perche’ tanto bisogno di oscurare la realtà? Ci hanno sempre insegnato che la luce dà la vita, che l’alba e’ la continua rinascita del mondo, che la percezione e’ conoscenza- Qin Shi Huang era occupato nel completamento dell’opera, voleva terminare, in solitudine, senza alcun tipo di spiegazione. Ma a quel punto rispose: – Completa il ciclo Quinalong. Niente puo’ essere senza il suo contrario, niente e’ quello che appare alla prima impressione. Se spostiamo l’angolazione tutto cambia significato, allora la tenebra diventa materna, l’ignoto conoscenza, la paura un punto di forza. È l’abisso che ci rende liberi, e’ l’assenza che ci rimembra l’importanza dell’essere. Perche’ non gioire nel buio?… E’ tutto dentro di noi -”
(Fonte: Italian network)