“Libera” associazione contro le mafie mette simbolicamente “in vendita” i beni confiscati alla criminalità organizzata: un’asta provocatoria – si legge su un’agenzia Omniroma – organizzata da don Ciotti nella bottega della Legalità intitolata a Pio La Torre per lanciare un segnale alla politica, al Governo e al Parlamento contro l’emendamento alla legge finanziaria approvato in Senato che prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro 3 o 6 mesi. Uno stock di 15 beni, case e terreni appartenenti a clan e mafiosi che il battitore Enrico Fontana ha assegnato ai “finti” compratori che hanno esibito altrettanti soldi finti. Tra i beni in vendita anche i terreni ed il fabbricato confiscato a Monte San Giovanni (Fr) al cassiere della banda della Magliana, Enrico Nicoletti. “Questi beni – ha detto Don Ciotti – rischiano di tornare in mano ai criminali e mafiosi che hanno la capacità e l’abilità di usare prestanome, società fittizie e stratagemmi per arrivare nuovamente a riappropriarsene”. “Il segnale dato alle mafie sulle intercettazioni – ha aggiunto – sullo scudo fiscale, sul comune di Fondi e oggi con questo provvedimento, non è indifferente. Per questo – ha continuato – chiediamo con chiarezza alla politica di fermarsi a riflettere, di non usare scorciatoie e di non dimenticare quel principio per il quale, nel 1995, abbiamo raccolto milioni di firme per ottenere la confisca e l’uso sociale di questi beni”. Un “grido d’allarme” che oggi è partito da Libera ma che si è anche allargato “a magistrati, – ha detto don Ciotti – a centinaia di comuni e a 350 familiari delle vittime della mafia”. “Il 28 novembre scenderemo in tutte le piazze d’Italia, – ha detto don Ciotti – per attaccare un cartello sugli oltre 3200 beni confiscati alla mafia. Vendesi bene confiscato alla criminalità organizzata, rivolgersi a mafia spa”, un cartellone verde barrato da una striscia rossa che recita “Questo e’ un bene! non e’ in vendita”. Presenti all’iniziativa anche l’ex sindaco Veltroni e l’assessore provinciale alla lotta all’Usura, Serena Visintin. “È un modo per svelare e combattere questa norma che mi sembra vergognosa e che sta passando in un silenzio drammatico”, ha detto Visintin.