Sollevati e fermi: Santa Rosa da Viterbo

Postato da Viterbo Live on Mar 6th, 2010 e file sotto Cultura, Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

di Roberta de Vito*

Foto di Ugo Poggi

Foto di Ugo Poggi

 Sollevate e fermi. Con questo grido ha inizio il trasporto della macchina di Santa Rosa. Ogni anno stesso luogo stessa ora, le strade gremite, la folla accalcata, tutta Viterbo è in piazza per assistere alla straordinaria ricorrenza della traslazione del corpo della vergine.

Ma, in effetti, la scelta del “urlo di battaglia” non è così peregrina, perché la Santa appare in qualche modo essa stessa sollevata e ferma. Sollevata dall’acclamazione popolare, ferma perché in verità la Santa, Santa non è. Tecnicamente sarebbe una Beata perché il Processo di Canonizzazione non è mai stato portato a termine. Ma andiamo per ordine.

 

Anche quest’anno abbiamo assistito il 3 settembre alla notte del trasporto, con la volontà questa volta di approfondire. Ci siamo chiesti chi fosse Santa Rosa. Naturalmente si è iniziato da Internet visitando numerosi siti e, incredibile, ognuno dice una cosa diversa. Le versioni non collimano mai, salvo per dei particolari, i più eclatanti, che però sono montati sempre differentemente. E questo la dice lunga.

Nelle librerie viterbesi non abbiamo trovato granché, mentre nell’unica libreria di Vetralla (Libri di Natura, probabilmente l’unica tra Viterbo e Roma) ci siamo imbattuti in quella che oggi definiremo una memorabilia, una rarità. Si tratta di uno studio straordinario, scientificamente ineccepibile – rivoluzionario –  che disegna della Santa un profilo poetico e deciso al tempo stesso, regalandoci l’immagine di una donna unica nel suo tempo, esemplare se vogliamo. Ma non per ragioni di pietudine, o perché la ragazza fosse un esempio di moralità cristiana. Certo c’è anche questo aspetto, ma ciò che maggiormente colpisce è la figura della giovane donna Rosa che si batte in un contesto storico non proprio propizio.

Il libro si intitola “La menta e la croce” di Anna Maria Vacca pubblicato da Bulzoni nel 1982. Oggi è quasi introvabile e soprattutto sono stati il saggio e la sua autrice la pietra dello scandalo, lo spauracchio di chi all’epoca dei fatti rispolverò l’ancien régime mettendo all’“Indice” il libro ed esiliando l’autrice che, novella Santa Rosa ha abbandonato la cittadinanza ostile.

Attraverso le varie ricostruzioni della vita di Rosa i tratti principali della sua breve esistenza e del suo culto ci sono abbastanza chiari, come anche è inconfutabile il fatto che il primo processo di canonizzazione voluto nel 1252 da Innocenzo IV  forse non è mai avvenuto e che il secondo processo voluto da Callisto III nel 1457 si è concluso con un nulla di fatto a causa della morte del Pontefice.

Sulla santità o meno un po’ di confusione nel corso dei secoli c’è stata. Nell’edizione del 1583 del Martirologio Romano (il testo in cui si elencano tutti i Santi e i Beati) Rosa viene definita come Beata, ma nel successivo del 1586 rivisto e corretto da Gregorio XIII è registrata alla data del 4 settembre come Santa. E ancora, sotto Clemente XI il Martirologio venne ristampato e nel dubbio si scelse di inserire Rosa come Santa, per poi ridiventare Beata nella revisione del 1749.

La confusione insiste anche sul giorno dei festeggiamenti. Infatti, molti son convinti che la festa della Santa sia il 4 settembre e non il 6 marzo che è poi il giorno della sua morte. Ma il giorno settembrino è la ricorrenza del lontano 1257, ovvero quando per volere di Alessandro IV il corpo di Rosa venne trasportato dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio al monastero delle Clarisse. Naturalmente, l’inganno è facilmente spiegabile. Anticamente, già dalla metà del XVII secolo, i festeggiamenti di settembre venivano celebrati in tutta la città con riti solenni. Duravano otto giorni ed erano accompagnati da giochi. In particolare, con l’istituzione nel 1664 (ma forse anche prima) della Macchina trionfale “da trasportarsi illuminata per tutta la città la sera del 3 settembre un’ora dopo il tramonto” l’avvenimento della festa ha assunto un’importanza enorme. L’altra festività, quella del 6 marzo, ha sempre mantenuto un carattere strettamente religioso e viene festeggiata tutt’ora nella chiesa che porta il nome della Santa senza particolare solennità.

Ma una cosa è certa. Rosa è Santa per acclamazione e volontà popolare. E questo è un fatto assolutamente insolito e rivoluzionario, perché la Chiesa ha sempre ostacolato simili fatti e forse è anche per questo che la ratifica pontificia alla sua canonizzazione non è mai arrivata. Ma d’altra parte la figura di Rosa è molto particolare, non ha le tipiche caratteristiche delle “sante” che di solito sono nobili e suore. Rosa non è né l’una, né l’altra, anzi è di modeste origini e non è poi neanche così sicuro che facesse parte del Terz’Ordine di San Francesco. Tra l’altro le Clarisse stesse che oggi custodiscono amorevolmente le sue spoglie mortali la rifiutarono quando la giovinetta chiese di essere accettata nel monastero, probabilmente proprio per le sue non nobili origini.

Rosa – negli articoli che abbiamo trovato – viene definita come “ragazza che sfidò l’impero”, “paladina della lotta della Chiesa contro Federico II”, “Monaca regina dei fiori” eccetera, eccetera. La ragazza da quanto abbiamo letto dal saggio della Vacca, al contrario, emerge limpida da un mare torbido di storie e contro storie che l’hanno voluta come forse non è mai stata.

Sicuramente era una figura anomala: una donna che se ne andava a spasso per le vie della città a predicare nel 1200 non era proprio all’ordine del giorno! Per cui sul fatto che Rosa fosse uno spirito libero non ci piove, esattamente come per le questioni relative alla sua canonizzazione. E ancora, la vergine nel 1250 viene spedita in esilio dal viterbese Podestà filo imperiale con lo scopo di farla morire. Appare molto strano che la ragazza con tutta la famiglia sia stata cacciata perché predicava in giro, neanche fosse Savonarola, ovvero maschio, ricco, ed ecclesiastico. Insomma il potere di questa piccola predicatrice sembra proprio che non fosse nel contenuto di quanto predicava, ma piuttosto nella forma.

Assolutamente fuori dagli schemi, Rosa era una ragazza decisa, indipendente e libera per di più appoggiata dalla famiglia e da quanti le stavano intorno. Era un modello di virtù assolutamente fuori tempo. Troppi anni sarebbero dovuti trascorrere perché una donna potesse permettersi certe libertà. Possiamo immaginare quanto una ragazzina di 16 anni potesse essere pericolosa per l’Imperatore: quanto un moscerino. Però Rosa era portatrice di una novità, di un modo assolutamente nuovo di essere donna. Era cosciente di sé.

Questo atteggiamento “rivoluzionario” poteva, in effetti, essere molto pericoloso, e coinvolgere anche tanti altri. Fedeli e non fedeli, cristiani o catari, guelfi o ghibellini, perché di fronte alla violenza del potere che cala dall’alto siamo tutti uguali. E in questo Rosa è vicina a Francesco, il Santo che parlava con gli uccellini, che fuor di metafora vuol dire che parlava con tutti. La magia e la spiritualità delle vite dei santi risiede proprio nell’uso che i redattori hanno nei secoli fatto della metafora.

Rosa viene cacciata con tutta la sua famiglia perché con lei deve sparire un mondo. E chi è rimasto al potere dopo la morte di Federico II è stato fortunato perché la ragazza minata, ma solo nel corpo, è morta poco dopo, e a quel punto è stato molto facile impossessarsi della sua figura e piegarla a seconda delle proprie esigenze.

Così si spiega l’acclamazione popolare, questa spinta fortissima e giustissima che veniva dal basso e ancora dal basso viene partecipata. Basta andare a Viterbo il 3 settembre, la presenza popolare è sorprendente, è una celebrazione straordinaria in cui ciò che viene portato in trionfo è il corpo, nulla c’è di più terreno. E non lo spirito che viene ricordato il 6 marzo da pochi.

Rosa è un modello per la “gente” e per le donne e questo basta ai cittadini per acclamarla Santa, santa perché speciale, perché la sua è stata una vita fuori dall’ordinario.

Crediamo che di questo orribile peccato di verità si sia macchiata Anna Maria Vacca che 27 anni fa ha dato una lettura, ripetiamo dal punto di vista scientifico ineccepibile, assolutamente innovativa, calzante e avvincente. D’altra parte nelle righe conclusive del testo, l’autrice afferma il suo obiettivo: quello di “tentare di restituire a Rosa il posto che le spetta in quell’universo sconosciuto che è la storia passata delle donne”. Probabilmente il suo “demerito” è stato quello di avere applicato i metodi, all’epoca innovativi e sovversivi oggi un po’ meno, degli studi di genere. Questa branca della critica, che trae spunto dal pensiero femminista, e che è caratterizzata da una forte impronta emancipativa, in cui il ruolo della sessualità ha una grandissima importanza. Quanto poteva essere spaventoso e orripilante un ragionamento di questo genere per i mâitres à penser della provincia italiana nel 1982? Accettare un simile discorso avrebbe voluto dire mettere in discussione uno stile di vita.

Per questa ragione come Rosa, la studiosa ha subito lo stesso trattamento denigratorio e sfacciato, insieme a lei doveva sparire qualsiasi traccia di una possibilità di ragionamento che non fosse quella dell’establishment locale, tanto è vero che nelle bibliografie dei testi che abbiamo trovato in rete il nome della Vacca non compare mai.

Chiunque si volesse avvicinare alla figura di Rosa non può fare a meno di consultare “La menta e la croce” per la dovizia di dati e per l’acribia scientifica. Anche fosse un testo poco rilevante, lo studioso serio lo prenderà in considerazione:  onestà intellettuale è citare la fonte. Ma questo è il destino degli esseri speciali: se non si riesce a portarli dalla propria parte, allora si espellono e si dimenticano e, delle volte, si riutilizzano dopo morti.

Ma il popolo se ne infischia e Rosa è Santa perché è una donna del popolo, perché è un simbolo di libertà e il suo trionfo ne è l’affermazione.

 *L’articolo è tratto dal periodico Viterbo Live  marzo 2009

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