Sono centinaia i file nascosti nel computer trovato nel monolocale in cui il 20 novembre scorso è stata trovata morta Brenda, la transessuale coinvolta nell’inchiesta su un presunto tentativo di ricatto che sarebbe stato compiuto ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. E’ quanto si legge su un’agenzia Omniroma. Si tratta in particolare di file che erano stati cancellati dalla memoria ‘visibile’ del pc, ma che gli esperti stanno comunque ritrovando nell’hard disk del computer dove rimane traccia di tutto. Massimo riserbo in procura sulla tipologia di questi file che si auspica possano dare un contributo per far luce sulla morte della trans che appare ancora avvolta da numerosi misteri. Forse foto, immagini o anche il secondo video con protagonista Marrazzo durante un incontro intimo di cui parlò la stessa Brenda ai magistrati, asserendo però di essersene liberata per paura. Un computer, quello che in ambienti giudiziari si ritiene ragionevolmente possa essere della transessuale, di cui non era stata trovata traccia in un primo sopralluogo nel monolocale di via Due Ponti, ma che è poi stato trovato dagli investigatori il giorno della morte di Brenda dentro un lavandino sotto l’acqua corrente di un rubinetto aperto. Poi le dichiarazioni di China, la trans migliore amica di Brenda, che asserì come la transessuale “fosse una grande esperta di computer. Nessuno – disse – sa cosa avesse nel suo pc”. Ora tutti questi dati estrapolati dal disco rigido saranno trasferiti dagli esperti su cd e quindi esaminati e valutati dai pm. A quanto si apprende da fonti investigative, i periti avrebbero copiato finora circa il 10 per cento dei file, e l’acqua non avrebbe danneggiato il materiale contenuto nel computer. I tecnici dovrebbero perciò essere in grado di recuperare l’intera memoria. Una volta terminato il lavoro di copiatura il pc sarà consegnato in Procura. Si attende invece l’inizio della perizia sulla valigia da cui sarebbe divampato l’incendio nell’appartamento che consentirà di attestare la presenza di eventuali tracce di materiali infiammabili. Nel frattempo, Laura Cafasso, madre di Gianguerino il pusher morto a Roma il 12 settembre, sul cui decesso ora la Procura di Roma indaga per omicidio, ai microfoni di Radio 24 si è dichiarata convinta che suo figlio “sia stato ricattato e messo in mezzo”. “Penso che mio figlio sia finito in una vicenda piu’ grande di lui, non credo sia stato capace di architettare queste cose, non aveva cosi’ tante amicizie. Solo da pochi mesi era a Roma”. Qualcuno potrebbe essersi servito di lui? “E’ quello che penso, ma non ho alcun sospetto”, risponde la donna. Quanto alle ultime ultime indiscrezioni sull’eroina truccata, che avrebbe ucciso il pusher, “ci addolorano, come il fango che gli viene gettato addosso”, continua la donna. “Per noi, si rinnova il giorno della morte di Gianguerino e per questo- dice- non vogliamo piu’ parlare, finche’ la giustizia non fara’ luce”. Qualcuno ha voluto zittirlo per sempre? “Se queste notizie sulla droga sono vere, sicuramente”, commenta invece l’avvocato della famiglia, Monica Gregorio. Dell’ex convivente Jennifer, la trans con cui Cafasso ha passato anche l’ultima notte, il legale dice: “Gianguerino mi aveva riferito che lui la amava molto ed era ricambiato. Non era vero che voleva andar via, aveva organizzato per il mercoledi’ successivo la sua morte delle gite in campagna con gli amici”.
(Foto Omniroma)