Clima: Zamagni propone Organizzazione Mondiale per l’Ambiente

Postato da Redazione on Nov 26th, 2009 e file sotto Viterbo. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

ambiente01Una Organizzazione Mondiale per l’Ambiente per rendere esecutivi gli accordi sul clima e trovare strumenti giuridici sanzionatori a livello internazionale. Questa la proposta dell’economista e presidente dell’Agenzia delle Onlus, Stefano Zamagni, presentata al ‘VII International Media Forum per la protezione dell’ambiente’ organizzata dall’associazione ‘Greenaccord’. In particolare, per Zamagni, gran parte degli accordi e dei trattati internazionali fatti sul clima fino ad oggi, a partire da quello di Kyoto, sono ”sostanzialmente falliti” perche’, spiega l’economista all’ASCA, ”gli estensori non sono stati capaci di trovare un qualche meccanismo in grado di assicurarne” l’esecutivita’. Diverso invece il discorso, ad esempio, del Protocollo di Montreal per regolamentare l’uso di prodotti chimici distruttori dell’ozono. In quel caso, dice Zamagni, l’accordo ”ha funzionato perche’ contiene un meccanismo di incentivi tale da favorire la partecipazione e l’adesione da parte di tutti i Paesi sottoscrittori, un meccanismo cioe’ tale per cui e’ nell’interesse di ciascun paese stare alle regole pattuite”. Zamagni suggerisce dunque la necessita’ di dare vita ad una Organizzazione Mondiale dell’Ambiente (OMA), sulla falsariga dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che ”renda tra loro compatibili le regole del libero scambio e quelle preposte alla protezione dell’ambiente, facendole rispettare a tutte le parti in causa”, attraverso un sistema di sanzioni internazionali per chi non rispetta i vincoli degli accordi sottoscritti. Al centro delle critiche del presidente dell’Agenzia delle Onlus c’e’ insomma ”l’unilateralismo fallace come strategia di politica ambientale” adottata fino ad ora e che rischia di ripetersi al vertice di Copenaghen che si aprira’ il 7 dicembre. Non solo. Per Zamagni, che nel suo intevento all’International Media Forum ha citato il Rapporto Stern (dal nome dell’economista inglese incaricato dall’allora primo ministro Tony Blair di coordinare i lavori di una commissione di lavoro sull’ambiente), e’ ”necessario assicurare che ogni politica ambientale, se vuole risultare di successo, deve soddisfare simultamente i requisiti dell’efficacia, dell’efficienza e dell’equita”’. In particolare, su quest’ultimo punto, Zamagni osserva che il costo del cambio climatico e’ pagato a caro prezzo dai Paesi in via di sviluppo, i quali, tagliando le emissioni, rinunciano ad una quota di crescita. Bisogna quindi ”da una parte sviluppare le nuove teconologie investendo nella ricerca e dall’altra intervenire sui comportamenti sia delle imprese che degli stili di vita”. Quello del clima e’ un tema che deve essere affrontato ”da un altro punto di vista” e non solo tecnico-economico, ingegneristico, chimico o fisico: ”E’ tempo – dice – di introdurre nel discorso il punto di vista delle liberta’ umane, interpretando in tal modo la relazione tra ambiente e ‘well-being”’, lo stare bene: ”poverta’ e ambiente sono le facce della stessa medaglia: lo sviluppo deve comprendere l’ambiente e lo sviluppo e l’ambiente non possono essere in contraddizione tra loro”. A questo proposito, secondo l’economista, non e’ da sottovalutare il problema degli ecoprofughi: ”il riscaldamento globale come fattore generatore di nuovi flussi migratori e’ una questione che l’Organizzazione Mondiale per l’Ambiente non puo’ non affrontare di petto”. Un fenomeno che, dice Zamagni citando uno studio dell’Unhcr, ”nel 2050 potrebbe portare alla migrazione forzata di 200-250 milioni di persone che lasciano terre inaridite o completamente sott’acqua, oppure devastate da deforestazionie surriscaldamento”. Oggi gli ecoprofughi ”non rientrano in nessuna delle categorie contemplate nel quadro giuridico internazionale”. Pur riconoscendo ”le difficolta’ e le insidie insite nell’attuazione pratica di simili strategie”, Zamagni sottolinea che il fallimento di un altro summit sul clima ”rischia di aumentare la frustrazione nelle persone”. Per questo, conclude, ”quello che occorre fare, e con urgenza, e’ di adoperarsi per l’affermazione di un ordine economico e sociale fondato sulla pluralita’ dei centri di potere che, a differenza del pluralismo, non e’ solo di numerosita’ ma soprattutto di diversita’: sia nei modi di produzione sia dei modelli di consumo”.

(Fonte Asca)

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